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Las Vegas, T-Mobile Arena. Terza edizione della Emirates NBA Cup, finale secca: San Antonio Spurs vs New York Knicks.
Non è solo “un trofeo di metà stagione”: per entrambe può essere la partita che cambia la narrativa dell’anno.

  • Spurs: rinascita totale dopo anni bui, trascinati dal fenomeno Victor Wembanyama.

  • Knicks: gruppo maturo, guidato da Jalen Brunson, che cerca il primo titolo “vero” dell’era moderna dopo anni di illusioni al Madison.


COME CI ARRIVANO

San Antonio Spurs

Spurs in piena onda positiva:

  • record di alto livello in stagione (18–7 al momento della finale) e città in pieno hype, con watch party ovunque.

  • in semifinale battuto OKC Thunder 111–109, partita da clima playoff.

La notizia è il rientro di Wemby:

  • 22 punti in meno di 21 minuti contro i Thunder,

  • 15 solo nell’ultimo quarto, praticamente dominando il finale

San Antonio, però, deve ancora gestire il minutaggio del francese dopo il problema al polpaccio: non è detto che faccia 35 minuti pieni, ma anche a “dose controllata” cambia tutto in difesa e in attacco.

New York Knicks

I Knicks arrivano alla finale in versione rullo compressore:

  • percorso solido nel torneo,

  • semifinale dominata contro gli Orlando Magic, vinta grazie ai 40 punti di Jalen Brunson, più le spallate offensive di Karl-Anthony Towns e la fisicità di OG Anunoby.

Brunson è il volto della NBA Cup:

  • è in testa alla “MVP ladder” del torneo,

  • controlla ritmo, pick&roll, midrange, tutto.

Piccolo dettaglio non banale: out Miles McBride, uno dei primi cambi in backcourt. Rotazioni un filo più corte dietro, ma quintetto pesante e molto strutturato.


LE CHIAVI DEL MATCH (LETTE IN OTTICA POWER)

1. Brunson vs sistema difensivo Spurs

Se Brunson entra in comfort zone, New York diventa ingestibile:

  • legge ogni cambio difensivo,

  • punisce dal midrange,

  • attacca il ferro quando ha un lungo lento davanti.

San Antonio dovrà:

  • cambiare tanto sui blocchi,

  • riempire l’area con aiuti lunghi (Wemby + ali),

  • provare a togliergli le linee di passaggio per non far entrare in partita tutti gli altri.

La sensazione è che gli Spurs possano accettare una gara dove Brunson fa 30–35, pur di spegnere il contorno.

2. Wembanyama vs Towns

È il duello simbolo della finale: Wemby vs KAT.

  • Towns è arma totale: gioca post, pick&pop, tira da tre e apre il campo.

  • Wembanyama, anche con minutaggio limitato, cambia la geometria: protegge il ferro, allunga le braccia sulle linee di tiro, toglie rimbalzi “sicuri” agli avversari.

Se gli Spurs riescono a:

  • limitare Towns a rimbalzo,

  • costringerlo a più tiri complicati dal perimetro,

allora mettono la partita sul piano che vogliono loro: punteggi più bassi e finali punto a punto.

3. NERVI E ROTAZIONI A LAS VEGAS

Finale secca, campo neutro, Las Vegas: le semifinali hanno già dimostrato che il livello di intensità è da playoff veri.

  • Gli Spurs arrivano con l’entusiasmo di una squadra giovane che non ha paura di niente.

  • I Knicks arrivano più “pronti”, con un core che ha già fatto serie dure a Est negli ultimi anni.

Dettaglio non da poco:

  • linea iniziale: Knicks favoriti di 2.5 punti sul neutro di Vegas.

Vuol dire che il mercato riconosce New York come squadra leggermente superiore oggi, ma non c’è un abisso.


COSA VALE DAVVERO QUESTA COPPA

L’Emirates NBA Cup non conta per la regular season (la finale è “fuori classifica”), ma vale un botto a livello:

  • soldi: oltre 500k a testa per chi la vince, bonus pesantissimo soprattutto per i contratti minimi;

  • simbolo: primo banner della storia della franchigia in questa competizione;

  • narrativa: per San Antonio sarebbe il manifesto della nuova era Wemby, per New York un titolo concreto dopo anni di “siamo tornati” solo a parole.


LETTURA FINALE & IDEA DI GIOCATA (STILE ANDREA POWER)

Qui non c’è una “big contro cenerentola”.
Ci sono:

  • Knicks: più profondi, più continui, con Brunson in versione leader assoluto.

  • Spurs: squadra in ascesa, con il giocatore singolo più devastante del match-up (Wemby), anche solo per 25 minuti.

In una gara secca io la leggo così:

  • probabile match molto equilibrato, anche un punteggio basso non mi sorprenderebbe

  • finali di quarto dove contano gestione e sangue freddo,

  • Knicks leggermente più pronti a livello di esecuzione,

  • Spurs che però hanno l’x-factor Wemby per rompere lo script in qualsiasi momento, ma anche nel complesso sono una squadra dinamica, dove tutti anche la panchina da sempre un apporto importante, forse per assurdo migliore di quella di New York.

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